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2012
| 05 Gennaio 2012
Uno scorcio attorno a Los AngelesDopo aver scattato qualche foto al West-End Point della Route 66 attraversiamo la Pacific Coast Highway su un ponte pedonale per raggiungere il molo (pier ) e intanto arriviamo alla spiaggia. Attraversiamo una larga pista asfaltata dove i ciclisti, cultori di jogging o schettinatori possono percorrere il lungomare per chilometri. E' incredibile una suggestione segue l'altra: il colpo d'occhio è attratto dalla larghissima spiaggia sulla quale si scorgono le postazioni dei bagnini. Il pensiero corre naturalmente alla prima serie dei famosi telefilm "Baywatch", ambientata proprio sulla spiaggia di Santa Monica dove, di volta in volta, Pamela Anderson viveva le sue avventure. In un angolo sull'arenile vedo un gigantesco rullo schiaccia-sabbia: è in cemento, largo qualche metro e alto almeno un paio.
Su un cartello a fianco c'è scritto "Walk on L.A", poi mi avvicino perché sulla sua superficie vedo delle irregolarità, comprendo e mi viene da ridere. Gli incavi che vedo sulla sua superficie non sono altro che la riproduzione di un ipotetico paesaggio costituito da case, strade, auto e grattacieli; in pratica quando il rullo viene trainato sull'arenile lascia dietro di sé tante piccole costruzioni di sabbia, come se fosse un gigantesco stampo o una serie infinita di formine che con le loro sculture abbelliscono la spiaggia. Una grande ma divertente americanata! Intanto molte persone sono in spiaggia al sole, ma pochi nuotano nell'acqua, non tanto per le onde, ma perché l'acqua non è poi così calda nonostante il sole bruciante. Il Pier invece è stracolmo di visitatori richiamati anche dalle giostre e dai negozietti presenti.
Una rifocillata veloce e poi di nuovo in macchina. La giornata è dedicata ai dintorni di Los Angeles così puntiamo in direzione nord lungo la costa pacifica. Mi torna alla mente la precedente esperienza a San Francisco e dintorni. Siamo circa a 700 chilometri più a sud, ma la bellezza del paesaggio è simile. Constato che qui c'è molta più gente, le montagne sul mare sono meno aspre e la natura in generale mi sembra meno selvaggia. Il viaggio a velocità turistica procede spedito, poi ad un certo punto incontriamo Malibù. Vediamo delle case costruite attorno all'arenile. Scendiamo, facciamo una passeggiata per raggiungere una delle spiagge più conosciute però, in tutta franchezza, non trovo il luogo all'altezza delle aspettative, lo scenario è bello, ma senza esagerare. Probabilmente le cose cambierebbero se salissimo sui colli attorno, alla ricerca delle case di vacanza delle celebrità, ma non è lo scopo del nostro viaggio. Intanto ammiriamo alcuni surfisti che cavalcano le onde e poi proseguiamo. Raggiungiamo la vicina Santa Barbara. Chissà quante cose ci sarebbero da vedere anche qui. Camminiamo lungo un bellissimo viale ricco di fiori, poi giungiamo ad una bella piazza con una fontana ed una scultura dedicata ai delfini, percorriamo il pier e qui l'occhio vede quello che una macchina fotografica fatica a cogliere: una panoramica della cittadina molto ampia, un lungo viale costiero ornato di palme e le montagne come cornice esterna.
21 Dicembre 2011
Da Beverly Hills a Santa MonicaL'idea era stata quella di usare l'auto da Hollywood e raggiungere l'oceano. L'esperienza di Beverly Hills aveva già caricato di entusiasmo questo breve itinerario quando riprendemmo la macchina. Pochissime miglia ed eccoci a Bel Air.
Incrociamo uno di quei pullman che trasportano i turisti per mostrare loro dove abita tizio o caio, a bordo la gente fotografa, ma si vede ben poco.
Percorriamo qualche strada guardandoci attorno e poi ci perdiamo. Visto che nel frattempo nessuno ci ha invitati a bere un caffè :-) facciamo dietro front , raggiungiamo il Santa Monica Boulevard e lo imbocchiamo verso il mare. I panorami sono piacevoli e in meno di mezz'ora siamo a Santa Monica. E' ancora tutto un altro mondo. In basso e in lontananza vediamo prima l'Oceano Pacifico e poi il molo, ci avviciniamo il più possibile e parcheggiamo.
Il tracciato originale risale al 1926 e negli anni '30 fu un percorso importante sia per coloro che migravano a ovest sia perché, attraversando 8 stati, permise di sviluppare l'economia tramite lo scambio di merci e di comunicazioni. Per questa ragione venne battezzata la Main Street d'America. Attualmente il suo percorso è stato dismesso, ma esiste il suo tracciato storico che in alcuni tratti coincide con strade denominate diversamente e che, nella sua parte terminale, transita proprio lungo il Santa Monica Boulevard fino al West-End Point. Percorrerla integralmente in moto è uno dei miei sogni nel cassetto, ma va bene anche così, sapere di avere raggiunto una sua estremità mi soddisfa. 19 Dicembre 2011
Il trasporto degli animali da macelloUna persona amica mi ha segnalato l'esistenza di un'iniziativa che si prefigge lo scopo di limitare le sofferenze degli animali che vengono condotti al macello. Anche se io stesso non sono vegetariano né vegetaliano, penso tuttavia che sia una crudeltà inutile trasportare gli animali per molte ore su autocarri sotto al sole o al freddo, o comunque senza le dovute attenzioni. E' cosa nota da anni che talvolta non arrivano neppure vivi al macello proprio a causa delle condizioni disumane dovute al trasporto o alle perdite di tempo nelle dogane. Lo scopo di questa iniziativa è quello di ridurre il tempo di percorrenza degli animali a non più di 8 ore, forse un traguardo non ancora sufficiente, ma già ben apprezzabile visto che attualmente vengono fatti viaggiare anche per giorni interi anche senza nutrimento. L'organizzazione che cura questa problematica si trova sul sito http://www.8hours.eu/ e si prefigge l'obiettivo di raggiungere 1 milione di firme entro il prossimo 5 gennaio per sensibilizzare i politici dell'Unione Europea. Aderire è facile: basta inserire nome, indirizzo e mail. 05 Dicembre 2011
L'Ombelico del MondoConoscere se stessi è un'impresa tutt'altro che facile. Richiede una capacità di introspezione notevole e, anche se non fornisce le soluzioni su chi siamo, da dove veniamo e dove andremo, aiuta ad affrontare i duri dislivelli che incontriamo nel corso della vita. Riuscirci, è un po' come leggere una specie di carta geografica sulla quale sono evidenziati dei tracciati che possiamo decidere di percorrere o meno, con tutte le varianti del caso, per avvicinarsi o arrivare ad una destinazione (di studio, di lavoro, di filosofia di vita, etc) che ci siamo prefissati. Questi pensieri attraversavano già più di 3000 anni fa le menti degli antichi greci ed erano riflessioni così sentite e profonde che furono incise nella pietra di un tempio sintetizzandole nella frase "Conosci te stesso". Il concetto venne poi ripreso da Socrate proprio con lo scopo di insegnarci a trovare la verità dentro noi stessi. Ad una riflessione così rilevante doveva corrispondere un posto altrettanto importante. La leggenda vuole che Zeus fece volare due aquile che poi atterrarono insieme in un luogo unico che si pensava fosse il Centro del Mondo, o meglio l'Omphalos, l'Ombelico del Mondo. In questo posto fu eretto il Tempio dedicato ad Apollo. Attualmente il tempio di Apollo, il Teatro Antico, lo Stadio, il Tempio di Atena ed altre vestigia costituiscono il sito archeologico di Delfi. 21 Novembre 2011
La Politica italiana e la Formula 1Giusto per non essere monotematico e vista la situazione politica attuale della quale in questi giorni ne parliamo tutti, ho pensato anch'io di scrivere (a modo mio:)) su un argomento a me per niente congeniale, la politica ed uno più allettante, la Formula 1. Quando ho considerato il titolo ho immaginato chi legge pensare: " Cribbio, ma che c'azzecca " come direbbe un buon compromesso tra Berlusconi e Di Pietro "la politica italiana attuale con la Formula 1?" Ok, fine del "cappello" e andiamo al sodo. Qualche giorno fa ascoltavo con un orecchio " Nuntereggae Più", hit del 1978 di Rino Gaetano con un testo sempre attuale e il telegiornale dall'altro, mentre avevo appena smesso di dare un'occhiata alla classifica di Formula 1. Eheh, che forza il multitasking cerebrale! Poi è sopravvenuta la sintesi e sorridendo un po' ho paragonato le auto da corsa ai nostri partiti. Poco più di una ventina di auto in corsa e almeno altrettanti partiti (alla faccia del Bipolarismo!). Le somiglianze però sono già terminate perché le auto sono molto performanti e roboanti, i partiti molto roboanti ma poco performanti. Il Kers (dispositivo di recupero dell'energia cinetica) e l'Ala Mobile (dispositivo per diminuire il carico aerodinamico) sono così lontani dall'ambiente politico, almeno quanto la mitica Enterprise di Star Trek è lontana dalla Formula 1. Ad ogni modo la corsa procede, il Gran Premio d'Italia è un traguardo ambìto e naturalmente si svolge a Monza, bellissima città vicinissima a Milano, culturalmente viva e ricca di vestigia, dotata di uno splendido ed esteso parco cittadino che contiene il circuito di Formula 1. Monza a tutti gli effetti è anche Capitale della Formula 1 italiana e ultimamente, in fase molto accesa di discussione, è sede anche di qualche distaccamento ministeriale situato in quella splendida cornice architettonica e scenografica che è Villa Reale. La corsa procede ma si sa che Monza è tra le piste più veloci al mondo e così il pilota della vettura in testa, che sta correndo talmente tanto da lasciare gli altri indietro ad azzuffarsi nella mischia, si distrae un po' troppo guardando le bellissime fanciulle che popolano i lati della pista e del Paddock. La macchina incomincia ad avere problemi di tenuta e di struttura, finchè incominciano i CASINI e pezzi di carbonio FINI si staccano cadendo al suolo e forando le gomme. Segue un incidente di massa (non Massa, il povero Felipe, come la massa, non ha colpa ma è quasi sempre vittima) ed entra la Safety Car con i suoi lampeggianti gialli che indicano pericolo. Chissà, forse è per questo che in Italia nessun partito uso il solo colore giallo, gli Italiani starebbero in guardia:). Le auto approfittano per andare ai box a sostituire i pezzi che hanno perso e si rifanno anche il look (anche l'occhio vuole la sua parte:)), poi tornano in pista e si accodano dietro la Safety Car, che è una macchina tecnica e non da corsa, mentre i commissari di gara sgombrano la pista dalle macerie. Intanto le vetture dietro scalpitano e si spostano a destra e sinistra per tenere calde le gomme. Sanno che fra pochi giri i lampeggianti si spegneranno, la gara continuerà e solo allora potranno cercare di sorpassarsi. Resta da chiedersi chi vincerà. Personalmente ho l'impressione che gli italiani Liuzzi e Trulli, che sono sempre nel fondo classifica, non hanno molte chance, la Rossa di Maranello, a parte il povero Massa, è guidata da uno spagnolo, mah e poi dopo le ultime elezioni spagnole... I piloti francesi li immagino meglio guidare le Limousine. Vedo bene in testa i tedeschi. Il "vecchio" Michael Schumacher ha ancora la sua da dire, anche se Sebastian Vettel è il suo erede più logico. Insomma stiamo parlando di due pluricampioni del mondo, mica noccioline! Vabbè, chi vivrà vedrà e intanto prepariamoci. Arrivederci, anzi Auf Wiedersehen ^_^ 11 Novembre 2011
Beverly Hills - Il sogno continuaSoggiornando alcuni giorni a Los Angeles, penso che la scelta di un albergo a Hollywood sia un'idea azzeccata: lo speravo prima della partenza e ne sono convinto anche ora a maggior ragione. Hollywood è Los Angeles, o meglio è un suo distretto collocato nella parte nord, a ridosso delle montagne. Si trova a quasi una trentina di chilometri dall'aeroporto ed entrambi sono collocati all'interno del tessuto urbano. Non è particolarmente difficile arrivarci a patto di essere abituati a guidare un po'nel traffico ed avere un minimo di senso di orientamento. Le strade principali sono l'Hollywood Boulevard, il Sunset e il Santa Monica Boulevard. Se la parte turisticamente significativa dell'Hollywood Boulevard si può percorre a piedi, per gli altri due è indispensabile la macchina. Mentre guido la suggestione continua perché il Sunset Boulevard è celebre soprattutto per via dell'omonimo film del 1950 (in italiano Viale Del Tramonto), pluri-oscar. E' un viale lunghissimo e trafficato ornato da alte palme, sede di numerosi alberghi turistici, negozi e residenze. Pochi minuti di auto in direzione Oceano e ci troviamo a Beverly Hills, una foto allo stemma che indica l'ingresso della località e poi dentro a farci un giro.
Le palme che li contornano sembrano poste lì da sapienti scenografi tanto sono alte, perfette e curate, mi viene il dubbio che sia un set cinematografico, invece è la realtà locale. Un macchinone astronomico scuro, targato "California DIVA35", mi insinua un dubbio: "sarà un falso o apparterrà a qualche celebrità?" Visto il contesto propendo per la seconda ipotesi. Continuiamo a percorrere lentamente i viali finchè incrociamo Rodeo Drive. Caspita, non la si può certamente ignorare. E' la strada delle "griffe", l'equivalente di via Montenapoleone a Milano o via Condotti a Roma. Eh sì, ci sono proprio tutti, in particolar modo gli italiani. Parcheggiamo, una passeggiata giusto per GUARDARE qualche vetrina: si susseguono Roberto Cavalli, Yves Saint Laurent, Prada, Gucci, Dior, Bulgari, Ferragamo, Zegna, Chanel, Dolce & Gabbana, Valentino, Versace, Fendi, Cartier, Dior, Tiffany... insomma ci siamo capiti anche senza elencarli tutti, eheh. Mi viene in mente Pretty Woman con Richard Gere e Julia Roberts, non sarebbe male incontrarla qui e vederla dal vivo. No la fantasia resta tale però, percorrendo Rodeo Drive, arriviamo all'incrocio con Wilshire Boulevard dove si manifesta il Beverly Wilshire Hotel, la location dove nel film Vivian (Julia Roberts) recita degli spassosissimi dialoghi con l'hotel Manager interpretato dall'attore Hector Elizondo.
28 Ottobre 2011
L'occhio dell'albaCapitolo 13 di 13 Il mattino seguente fortunatamente si presentò con un'altra giornata di sereno. La temperatura sempre inferiore ai 20 gradi sottozero condizionava le attività umane. Nel parcheggio vicino all'albergo le auto erano dotate di una specie di "cordone ombelicale elettrico" che le collegava alla più vicina colonnina elettrica allo scopo di tenere in caldo gli organi vitali dell'auto e consentirne la messa in moto. La cosa che mi divertì fu quando tornai sulla riva del fiume: vidi uno spettacolo apparentemente normale, ma ripensandoci lo trovai bizzarro: la nebbia. Tutti conosciamo la nebbia, è causata dalla differenza di temperatura e di umidità fra masse d'aria diverse, ma se l'acqua del fiume era sotto lo zero termico perché lastre di ghiaccio e neve ricoprivano quasi l'intera superficie, quanta umidità poteva ancora evaporare dall'acqua? La risposta era lì, facile ed intuitiva: i circa 20 gradi di differenza tra aria e acqua erano sufficienti a fare condensare la pochissima umidità raccolta dall'aria sopra il fiume sottoforma di microscopici aghi di ghiaccio. Poi con un po' di sole il fenomeno svanì quasi completamente e il paesaggio si illuminò con i colori della luce artica che mettevano in contrasto le tinte calde del sole con il paesaggio bianco e gelido dell'ambiente. La vacanza stava terminando, ma restavano ancora alcune ore da dedicare agli acquisti e a "congelare" quella luce speciale tipica di questi luoghi nei giorni attorno a Capodanno per mezzo della fotografia. Ecco credo che la conclusione migliore dei racconti sul viaggio a Rovaniemi sia proprio la visualizzazione dei colori e del paesaggio, un'ultima emozione prima archiviare questa esperienza.
Con questo post ho concluso il racconto di un viaggio che mi ha particolarmente emozionato e divertito. Ho scritto questa narrazione in ordine cronologico scrivendo un post alla volta e alla fine sono usciti 13 capitoli che attualmente sono un po' sparsi nel blog. Chi fosse interessato a leggere tutto l'insieme potrà richiamare l'esposizione completa cercando la tag "Rovaniemi" o cliccando sui link che ho inserito nei vari brani. Le fotografie invece si trovano a questo indirizzo. Al di là del racconto e del mio piacere di averlo scritto, forse potrà essere utile a chi desidera progettare un'esperienza di questo tipo. In ultimo, cosa più importante, grazie a coloro che hanno letto e commentato. Un simpatico saluto a tutti ^_^
21 Ottobre 2011
La Fabbrica dei Sogni - Hollywood
Proprio nel giorno in cui arrivai (25 giugno 2009) ci giunse la notizia della morte di due celebrità: una, Farrah Fawcett, si spegneva nella vicinissima Santa Monica e l'altro, Michael Jackson, proprio a Los Angeles. Avendo già scritto su questo argomento, non aggiungo altro e mi limiterò alle percezioni e alle esperienze di turista. Nonostante la stanchezza riempimmo le poche ore disponibili del giorno stesso dell'arrivo, passeggiando lungo la "Walk of Fame" sull'Hollywood Boulevard stracolmo di persone che erano scese in strada per dimostrare affetto ai due artisti. Il giorno dopo, visto che alloggiavamo a pochi passi, ci ritornammo per dare un'occhiata dall'esterno al Chinese Theatre con le sue orme nel cemento lasciate dai "divi" e al Kodak Theatre, tempio attuale della Notte degli Oscar. Di giorno camminare sui marciapiedi intarsiati di piastrelle a forma di stelle con i nomi delle celebrità è elettrizzante e ad ogni nome che incontri pensi: "Sì, è il cantante/gruppo che cantava... o è l'attore che ha interpretato..." e via dicendo. Non mancano anche le consacrazioni a forma di stelle dedicate ai personaggi di fantasia, cartoni animati o fumetti e questo ti fa sorridere rivedendo con la mente qualche gag di questo o quel personaggio. Da un vicino centro commerciale sull'Hollywood Boulevard si ha una discreta visione dall'alto della situazione e sorridi ancora quando laggiù vedi persone travestite da Marilyn Monroe, Batman, Alice, Bugs Bunny o Snoopy.
Tra una cosa e l'altra il tempo passa, ma a piedi non si può fare di più e così si torna indietro a prendere l'auto per vedere qualcosa nelle vicinanze.
30 Settembre 2011
Oltre 100 gradiCapitolo 12 di 13 La cosa che in quel momento si desiderava di più non era un letto su cui riposare un'ora prima della cena, ma percepire del calore. Poiché eravamo in Finlandia, in albergo non poteva certamente mancare la sauna. La sauna è una pratica diffusissima in Finlandia al punto che c'è una sauna ogni due abitanti. Detto e fatto, in pochi minuti il mio vestiario era passato da tute termiche, doppi guanti, sciarpa, gilet ad un semplice costume da bagno. Entrai nel locale adibito allo scopo e superato lo spogliatoio aprii la porta di legno. Luce tenue, presenti alcune persone, il caldo era intenso, ma all'inizio non particolarmente fastidioso o intollerabile, salii una scaletta e mi accomodai su una panca anch'essa di legno. Dietro di me un termometro misurava la temperatura: 83 gradi, un'esagerazione. Mi fece sorridere il pensiero che un paio d'ore prima stavo vivendo le mie esperienze ad una temperatura minore più di 100 gradi di questa, sembrava una cosa impossibile, assurda. La sauna finlandese è detta anche sauna secca perché nonostante la temperatura dell'aria sia tenuta molto alta, l'umidità invece è molto ridotta. Questo microclima permette di sudare moltissimo espellendo molte tossine che si accumulano a fior di pelle e alla fine di questa usanza ci si rinfresca con acqua fredda per ridurre la quantità di calore accumulato e per far reagire i vasi sanguinei. Non ci sono molte controindicazioni, varici e problemi cardiocircolatori a parte, purché si rispetti il tempo di permanenza consigliato che è di circa una ventina di minuti. Durante questo tempo si sta seduti tranquillamente e la gente conversa, non era il mio caso perché insieme a me c'erano solo russi, tuttavia ci fu modo di scambiare qualche parola in inglese sulla rispettiva provenienza e su come si stava in albergo. Intanto qualcuno usciva, qualcun altro entrava e notavo che ad ogni accesso la persona attingeva un mestolo d'acqua preso da un paiolo situato all'ingresso. L'acqua veniva versata sulle pietre rese arroventate da una stufa elettrica che forniva il calore, strideva ed evaporava quasi istantaneamente. Il senso di questa manovra è che in questo modo aumenta l'umidità nell'aria e di conseguenza anche la sensazione di calore percepito. Verificai di persona che un abbondante versamento mi provocava bruciore alle narici e agli occhi proprio a causa dell'aumento di temperatura percepita e questo effetto si attenuava man mano che passavano i secondi mentre l'umidità si spandeva in modo omogeneo nell'aria. Mi consolai parzialmente quando notai che anche gli altri frequentatori mostravano lo stesso disagio e così resistetti. Tra un'asciugata di sudore e l'altra il tempo trascorse in fretta finché, dopo mezz'ora, ritenni di essere "cotto " a puntino. Per terminare correttamente il rituale c'erano due alternative: la doccia fredda o la piscina. Visto che oltretutto mi piace nuotare, scelsi la seconda. Un'andata e ritorno in una vasca d'acqua piuttosto fredda, poi uscii. Mi sentivo già meglio, molto più tonico e ebbi anche la sensazione che mi fosse passata la stanchezza, ma a discapito della fame. L'ora di cena intanto era arrivata e non ci fu cosa migliore che sedere a tavola, mangiare e scambiarsi le impressioni su una giornata che fu storica. 07 Settembre 2011
Gli affetti sul WebIl web è un pianeta nuovo, tutto da scoprire, da sperimentare; lo è anche in campo affettivo. Con grande facilità molto spesso nascono, crescono e muoiono storie di ogni genere, anche le più eterogenee possibili. La differenza tra la realtà fisica e quella virtuale è caratterizzata dal fatto che online non è necessario conoscersi personalmente e frequentarsi. Possono nascere delle storie impossibili nella realtà, è facile raccontare a qualcuno che conosci solo attraverso qualche scritto le tue cose, perché in fondo, anche se dovessi dichiararti con nome e cognome, resti sempre un anonimo, uno sconosciuto, una persona con la quale non ci sono delle interazioni nella vita lavorativa o sociale, per cui non hai nulla da temere o da perdere. Si crea così un legame piuttosto forte e interdipendente, spesso motivato dalla necessità di colmare dei vuoti, di dare sfogo a degli istinti, a sentimenti, a frustrazioni, a voglia di vivere tenuta in uno stato compresso, a simulare quello che non sei per vedere se in un'altra situazione la tua vita può essere diversa, forse migliore di quella che vivi. Costruisci giorno per giorno una tua immagine virtuale, un tuo avatar, un alter ego. E' facile anche dare il meglio di sé, in fondo qui non sei pressato dalle incombenze quotidiane, dai problemi economici, relazionali, lavorativi, di coppia. Dai vita ad un io molto idealizzato e spesso neppure troppo sincero. Il videogioco The Sims, così popolare in tutto il mondo, ha riscosso un grande successo proprio perché si basa sulla possibilità di edificare un nuovo Io, di crescerlo e farlo interagire con altre entità virtuali dietro le quali stanno comunque altri giocatori in carne ed ossa. Come in The Sims anche sul web le storie evolvono, ma in mezzo a tanta virtualità i sentimenti sono reali, il lato più intimo di noi stessi è esposto senza protezione. Non c'è neppure la protezione della vita reale che, se da una parte può essere anche parzialmente insoddisfacente, dall'altra, proprio perché è una realtà fisica, ti fornisce un volano enorme per continuare il tuo percorso fisico ed affettivo. Nel web i sentimenti che evolvono anche molto in fretta possono sgretolare l'edificio sentimentale che hai costruito e appena vedi i primi calcinacci cadere è meglio che ti scansi molto in fretta perché qui, come nella vita vera, c'è da farsi male, per davvero. 30 Agosto 2011
La civiltà del divorzio... e vissero per sempre felici e contenti. Quante volte abbiamo letto o ascoltato questo finale che ben si addice alle favole, ma giusto a quelle! La realtà è molto diversa per cui va alla grande quando l'amore dura una vita, ma molto più spesso termina un bel pezzo prima e fin qui la situazione è ancora accettabile, ma poi arrivano le prime complicazioni quando nuovi amori sormontano vecchie storie. Peggio ancora quando i partner sono sposati e peggio che peggio quando ci sono di mezzo figli, in particolar modo in tenera età. In questa veloce discesa a rotta di collo di aspettative sentimentali che ho descritto, dall'utopia al quotidiano, l'ultima situazione si verifica molto spesso. Qualche settimana fa ero in spiaggia sotto al mio ombrellone, in un momento che non indossavo le cuffie con la musica, quando ho assistito da spettatore ad un episodio che mi ha fatto riflettere. Una donna sulla quarantina accompagnata dal suo bimbo di 4 o 5 anni prese il telefono e chiamò un'amica. Incurante di chi le stava attorno, si mise a raccontare i fatti suoi a voce molto alta cercando di sfogare la rabbia. Probabilmente il fatto che altri sentissero la sua conversazione non solo non le dava fastidio, ma era un modo per cercare un più ampio consenso alle sue tesi, anche se indirettamente. Mentre parlava camminava avanti e indietro attorno all'ombrellone e spiegava che l'ex marito ritardava continuamente gli alimenti a lei e al figlio, che si erano sentiti al telefono, avevano litigato per questa ragione e lui le aveva detto che sapeva che era andata in ferie, dov'era, dove alloggiava qual era il numero di targa della sua auto ed era riuscito a rintracciare il nuovo numero di telefono. Non ho colto che fossero volate anche delle minacce esplicite, semmai mi sembrava più stalking. (almeno dopo aver ascoltato una sola versione dei contendenti) Nel frattempo altri bagnanti, che come me ascoltavano queste faccende, reagivano in modo vario, guardandola per farle comprendere che tutti ascoltavano, oppure cercando di essere indifferenti, o sorridendo con imbarazzo per la situazione venutasi a creare. Finalmente la telefonata finì, la donna accese una sigaretta e il bambino si avvicinò a lei sporco di sabbia. Questa cosa la fece arrabbiare ulteriormente e sgridò il bambino in malo modo che, evidentemente spaventato dalla reazione, si mise a piangere abbracciando la mamma ad una gamba. Lei non lo respinse, ma si limitò ad ignorarlo e comunque il bimbo si calmò un po'. Intanto transitò un venditore ambulante e la donna comprò uno spiedino di frutta a suo figlio per la "modica" cifra di 6 euro. Non per farle i conti in tasca ma, visto che aveva appena finito di lamentarsi del ritardo degli "alimenti", non mi sembrava giustificabile l'acquisto perché con quei soldi avrebbe potuto comprargli almeno 3 chili di frutta. Di fatto il bimbo non la mangiò, ma la diede a sua madre. Pochi minuti dopo, mentre si accingeva ad andarsene dalla spiaggia, preparò la borsa e la pose verticalmente sul lettino sennonché il ragazzino, appoggiando le mani sul telo, la fece cadere inavvertitamente, non per terra, ma sul lettino stesso senza causare la fuoriuscita di alcun oggetto. La madre inveì verbalmente contro di lui strattonandolo un po', senza fargli male e senza percuoterlo, ma si sa: certi gesti possono essere peggiori di un dolore fisico. Alla fine se ne andarono e la cosa mi fece riflettere un po'. Purtroppo non è una novità che i bambini subiscano i litigi dei genitori quando essi sono ai ferri corti, spesso sono al centro di dispute, contese e ripicche anche se sono innocenti. Quanti schiaffi morali, vessazioni, delusioni o disagi può sopportare un bambino piccolo senza che il suo carattere ancora in formazione possa essere danneggiato definitivamente dall'odio che scorre fra i suoi genitori? Sicuramente molto meno di quanti padre e madre gliene forniscono, per cui non c'è molto da stupirsi se poi il ragazzino crescerà manifestando disagi di vario tipo. Naturalmente non voglio insegnare niente a nessuno, non ne ho né ruolo né capacità e quindi mi limito ad esprimere un mio pensiero. Penso che noi genitori attuali, ma soprattutto quelli futuri, dobbiamo considerare queste cose e fare tesoro delle esperienze altrui, perché se da un lato è un attimo mettere al mondo un figlio, dall'altro ci vuole una grande responsabilità per farlo crescere. Le favole sono una cosa e la realtà un'altra, però sono convinto che fra le responsabilità dei genitori ci sia anche quella di contribuire ad una crescita armonica e senza traumi della psiche di un bambino. Forse non a caso un detto recita "La cosa migliore che un padre può fare per il proprio figlio è amare sua madre" e se questo non è più possibile, allora va bene anche il divorzio, ma con civiltà. 18 Agosto 2011
Il Profumo della SantitàSabato scorso ho letto sul Corriere della Sera un articolo molto commovente a proposito di una bambina di 9 anni di Seattle, USA, morta in un incidente stradale in auto. I genitori, sebbene feriti, se la sono cavata ma lei no. Dopo tre giorni di agonia è spirata. La cosa che però ha fatto fare il giro del mondo a questa notizia di cronaca è che Rachel Beckwith un mese prima, in occasione del suo compleanno avvenuto il 12 giugno, non aveva chiesto regali particolari, tipici di una ragazzina di 9 anni, ma aveva invitato amici e conoscenti a versare 9 dollari a "Charity: water", un'organizzazione che raccoglie fondi per la costruzione di pozzi idrici nel mondo, dove l'acqua potabile è un miraggio. Si era prefissata la meta ambiziosa di raggiungere 300 dollari e ne aveva già raggranellati 280. Il suo idolo, il cantante Justin Bieber, ne aveva donati quasi 50 mila, ma naturalmente il raffronto non era sostenibile. Rachel all'età di 5 anni si era fatta rasare due volte i capelli da sua madre per donarli ad un'organizzazione che preparava le parrucche per i bambini ammalati di cancro, secondo me un gesto carico di un altruismo fortemente motivato, scaturito proprio all'interno della sua persona. Poi l'incidente, la morte, la decisione dei suoi genitori di donare i suoi capelli per la terza volta e di espiantare gli organi in un atto di generosità estrema ed esemplare. La vicenda non è passata inosservata a Nicholas Kristof, un giornalista de "The New York Times" vincitore di due Premi Pulitzer, che ha scritto un magnifico articolo su questo episodio, raccontando anche che gli amici della bimba, durante i 3 giorni di coma, le sussurravano che poteva essere soddisfatta perché, non solo aveva superato l'obiettivo dei 300 dollari di raccolta, ma addirittura i 50 mila di Justin Bieber. Kristof racconta anche che, durante la stesura del suo articolo, il saldo è cresciuto a dismisura, passo dopo passo, fino a raggiungere gli 850 mila dollari. L'unica amarezza che mi rimane dentro, oltre all'evento tragico in sé, è pensare che Rachel avrebbe potuto realizzare chissà cosa nella sua vita, quanti traguardi avrebbe potuto raggiungere e superare. La realtà però è stata questa e mi piace pensare che il profumo della sua giovane santità sia arrivato fin Lassù e che sia stata chiamata così in anticipo affinchè la sua Anima non si contaminasse troppo con le cose terrene, oppure che nell'Aldilà ci sia molto lavoro da fare e che Anime come quella di Rachel hanno un ruolo fondamentale. In qualsiasi caso, credenti o no, è innegabile che questa persona, figlia della generazione del PC e di Facebook, ci abbia lasciato una testimonianza d'amore, di umanità e un esempio difficilmente raggiungibili, una guida morale da seguire. Fonti: http://www.nytimes.com/2011/08/11/opinion/rachels-last-fund-raiser.html?_r=1&ref=nicholasdkristof
04 Agosto 2011
Il ritorno in motoslittaCapitolo 11 di 13 Ora si trattava di tornare alla base con le motoslitte percorrendo i 18 chilometri che ci separavano dal caldo dell'hotel. Il freddo pungente ci aveva un po' stremati, soprattutto i bambini e i freddolosi. Gli organizzatori decisero di fare intervenire un pullman stradale che sarebbe venuto a prendere i bambini e gli adulti che non si fossero sentiti di affrontare il percorso di ritorno con la motoslitta. La richiesta fu sopra le aspettative al punto che due adulti dovettero rinunciare al comodo e veloce pullman perché era necessaria la presenza di un numero di guidatori di motoslitta tale da poter guidare tutti i mezzi impegnati nella gita. Non ci fu nessun problema, anzi dopo quello che avevamo vissuto fino a quel punto, l'orgoglio personale, il fascino dell'avventura ed un pizzico di solidarietà verso i più stanchi, fu facile raggiungere il numero minimo di guidatori di motoslitta necessari. Sapevamo che un'altra occasione così non sarebbe più capitata e l'esperienza di guidare col buio era affascinante. Mentre una guida radunò con sé un gruppo, l'altra ci invitò a raggiungere le motoslitte e mettere in moto. Avviammo i motori e nell'oscurità si sollevarono nuvole di fumo bluastro, poi ci sedemmo sulle selle e via. Viaggiammo un po' più lenti rispetto all'andata ma ci fermammo meno volte. Il buio era quasi totale, ma quel poco di luce che ancora si percepiva, il fascio luminoso dei fari ed il riflesso della neve ci regalavano uno scenario molto suggestivo e tanta sicurezza. Il percorso era in parte segnato, ma lo scuro oltre il cono di luce dei fari confondeva la direzione da tenere ed infatti capitò che la guida si accorse di essere finita fuori tracciato... e noi tutti dietro, ma rientrammo subito dopo senza grandi difficoltà. Finalmente, a pochi chilometri di distanza dal paese avvistammo una collina illuminata, attrezzata per lo sci alpino notturno e subito dopo avvistammo il ponte autostradale sul fiume che ci indicava le vicinanze del noleggio. Eravamo arrivati, ma ci fu un ultimo sussulto quando chi stava davanti si dimenticò della presenza di alcune cunette proprio in quel punto che, viste all'ultimo momento, provocarono qualche sbandata e qualche scossone fuori programma. La gita era davvero terminata e riconsegnammo le motoslitte con un po' di dispiacere, in fondo ormai ci eravamo affezionati e le sentivamo anche un po' "nostre". 14 Luglio 2011
Space ShuttleSi sta chiudendo un'era astronautica, un lunghissimo periodo di 135 missioni spalmate in 30 anni durante le quali Atlantis, (attualmente in orbita) Challenger, Columbia, Discovery e Endeavour hanno orbitato attorno alla Terra permettendo agli astronauti a bordo di compiere innumerevoli compiti. Due missioni non hanno avuto successo a causa degli incidenti che hanno distrutto due Space Shuttle e hanno causato la morte di due equipaggi composti da sette astronauti ciascuno. Il primo di questi, il Challenger missione STS 51L del 28 gennaio 1986, esplose pochi secondi dopo il decollo. L'altro veicolo il Columbia, missione STS 107, si disintegrò il 1° febbraio 2003 al rientro nell'atmosfera. Fonti: Nasa: http://www.nasa.gov/mission_pages/shuttle/main/index.html Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Space_Shuttle http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_delle_missioni_dello_Space_Shuttle Come sempre non entro nello specifico di questi argomenti perché chi volesse farlo può trovare una mole immensa di dati ed informazioni agli indirizzi web citati. Lo scopo è quello di raccontare qualche impressione personale perché ebbi modo di vivere in prima persona l'emozione di assistere dal vivo al lancio di uno Space Shuttle. Nell'agosto 1989 mi trovavo in vacanza in Florida e pochi giorni prima avevamo visitato il Kennedy Space Center di Cape Canaveral, la base di lancio principale americana da cui vengono fatti partire i veicoli spaziali. L'esperienza era stata elettrizzante: ricordo la visione di filmati cinematografici in modalità Imax, visita alla sala di controllo utilizzata per l'atterraggio sulla Luna, l'esposizione dei missili storici e visita al gigantesco parco naturale perfettamente integrato nel centro spaziale. Avevamo saputo che il giorno 8 al mattino presto sarebbe partito il Columbia col numero di missione STS-28. Poiché alloggiavamo ad Orlando, quindi abbastanza vicino, decidemmo di provare ad assistere al lancio. Di buon mattino prendemmo la macchina e ci avvicinammo il più possibile allo spazioporto, sapendo comunque che a causa dell'evento sarebbe stato chiuso. Infatti fu così e quindi seguimmo la strada per trovare un posto dal quale fosse possibile vedere qualcosa. Quello che non avevo immaginato era il trovare centinaia di veicoli allineati e parcheggiati chissà da quando, camper e roulotte compresi, e altrettante persone "armate" di macchine fotografiche e videocamere (sottolineo che era il 1989) con l'orecchio alla radio che dava indicazioni sull'orario di partenza. La "finestra temporale di lancio" era limitata e la nebbia non si era ancora completamente dissolta. Finalmente venne dato l'OK all'inizio della missione e anche alla radio venne trasmesso il conto alla rovescia. Verso le 8.30 dell'8 agosto il Columbia (proprio quello che alcuni anni dopo sarebbe esploso al rientro nell'atmosfera) partì. Dopo aver consultato la carta geografica, avevamo stimato di trovarci a circa 10 chilometri in linea d'aria dalla rampa di lancio e anch'io, come tutti, puntammo cineprese e macchina fotografica nella zona del lancio. Ricordo che all'istante 0 feci scattare il cronometro per calcolare con precisione la distanza a cui ci trovavamo. Pochissimi istanti dopo la gente gridò indicando lo Shuttle e, anche se lontanissimo, ebbi modo di immortalare quei momenti in qualche foto e in un film. Una lunghissima scia di fuoco che andava verso terra illuminava un cielo già chiaro di suo e in cima a questo bagliore c'era, piccolissimo, il Columbia con i suoi quasi 60 metri di altezza. Spettacolare, emozionante e spaventoso nello stesso istante. L'altra grossa emozione avvenne circa 30 secondi dopo il lancio quando, proprio a causa della distanza, ci raggiunse anche il suono. Un fragore poderoso e continuo mischiato con crepitii laceranti, più forte del tuono di un fulmine che cade vicino, riempiva l'aria. Più o meno tutti abbiamo l'esperienza di un concerto o di una discoteca dove la musica è assordante e le basse frequenze ti fanno vibrare la cassa toracica. Questo è quello che avvenne, le basse frequenze erano talmente forti che a 10 chilometri ancora riuscivano a farti vibrare il corpo. Per me fu un'esperienza meravigliosa, sconvolgente e indimenticabile che ho ancora perfettamente in mente dopo più di 20 anni e che, fra qualche giorno, farà definitivamente parte della storia dell'astronautica, proprio come lo Space Shuttle.
08 Luglio 2011
Temporali estiviBasta poco per constatare che la natura non è necessariamente quella fragile entità che a volte pensiamo che sia. Basta un temporale estivo, come quello capitato oggi pomeriggio a Milano, perché il volto benigno, amico e protettivo della natura cali la maschera per mostrare i suoi muscoli anche se per pochi minuti. Una pioggia torrenziale e chicchi di grandine grandi ancora più delle ciliegie dopo un' ora dalla loro caduta, hanno causato la paralisi del traffico, l'allagamento delle strade e anche danni materiali. Stavo per uscire dal lavoro per tornare a casa con la moto, come sempre, quando ho constatato che sarebbe stato meglio fermarsi e aspettare la fine del temporale. Terminato lo scroscio sono salito in moto e ho visto che le strade erano allagate perché i tombini delle fognature non ricevevano più acqua, un po' per la quantità che era sparsa sulla strada e un po' perché le foglie, spezzate e strappate dagli alberi, trascinate al suolo dalla grandine, li avevano ostruiti. L'asfalto era particolarmente viscido proprio a causa delle foglie che avevano trasformato il terreno in un lunghissimo tappeto verde e per i chicchi di ghiaccio sparpagliati sopra. Qua e là rami caduti ostruivano parzialmente il percorso e in pochi chilometri di strada ho anche visto tre alberi abbattuti, uno dei quali, dopo aver divelto una cancellata metallica, ha ostruito una via bloccando il traffico locale. Le sirene dei veicoli di soccorso chiedevano strada e mentre raggiungevo casa, un forte profumo di verde appena tagliato, misto a quello della pioggia riempiva l'aria. Fortunatamente Milano è una città di pianura e non succede che l'acqua caduta possa prendere velocità e causare ulteriori danni come le frane capitate proprio ieri sul vicino lago di Como. Basta poco per constatare che un soffio in più della natura sia in grado di produrre un'infinità di danni anche umani e rimettere in discussione tante nostre certezze e tanta nostra sicurezza. |